29 Aprile 2010, 03:25
Dopo la sonora sconfitta rimediata al Giuseppe Meazza, ed il seguente processo mediatico intavolato dai blaugrana, i nerazzurri non si sconpongono e, consapevoli della propria forza, scendono al Camp Nou nella temibile tana catalana con l'intento di dare il sangue per riuscire nell'impresa, e così è stato: l'Inter in dieci dal 28esimo resiste sino all'84esimo quando Piqué, sull'unica disattenzione porta in vantaggio il Barca, ma al 94esimo è l'Internazionale di Milano a staccare il biglietto per la finalissima di Madrid.
Nel big match del secolo si sono affrontati i due club al momento più forti al mondo, e che non fosse un'impresa facile era scontato visto il 3 a 1 subito dal Barcelona all'andata in casa dell'Inter. I blaugrana attualmente detentori del titolo in cerca di certezze per proteggere il trofeo conquistato nell'edizione precedente. I nerazzurri in cerca di conferme, a continuazione della striscia positiva di vittorie, e soprattutto ritrovare dopo 38 anni la finale di Champions League. Josep Guardiola mette in campo la formazione tipo con Victor Valdés tra i pali, Dani Alves, Piqué, Yaya Touré e Milito in difesa, Busquets, Xavi e Keita a centrocampo, Messi dietro alla coppia d'attacco Ibrahimovic Pedro. Risponde José Mourinho schierando Julio Cesar tra i pali, difesa formata da Maicon, Lucio, Samuel e Zanetti, Cambiasso, Motta e Chivu, a centrocampo, Sneijder a supporto delle punte Eto'o e Milito. Da notare che all'ultimo minuto, Christian Chivu, prende il posto di Goran Pandev per un'infortunio nel pre-riscaldamento.
E come le più rosee aspettative, sono i padroni di casa a partire forte, ma dalla parte opposta un muro di gomma subito si oppone. Blaugrana costretti alla ricerca di spiragli per trovare il colpo vincente, ma la retroguardia nerazzurra si fa trovare pronta a sventare ogni tentativo. Le percussioni si fanno sempre più insistenti, e al 28esimo una leggerezza causata dalla pressione asfissiante, vede l'espulsione di Thiago Motta tra le fila nerazzurre. Il centrocampista, già precedentemente ammonito, allarga leggermente il braccio per protegggersi sull'incursione di Busquets. L'arbitro viene ingannato dall'improvvisato "attore" catalano, ed estae il rosso. Nerazzurri in dieci, e la partita si complica maggiormente, anche se gloriosamente resiste sino al termine della prima frazione.
Nella ripresa la solfa non cambia, partita a senso unico, con i padroni di casa a presidiare la metà campo ospite, ma costretti dalla forza retroattiva ospite ad arrivare al tiro esclusivamente dopo macchinose e improvvise triangolazioni con conclusione che si spengono ben lontano dallo specchio della porta, con Julio Cesar chiamato in causa seriamente solo nel finale del primo tempo da Messi mai lasciato libero di destreggiarsi, con alle costole Lucio e Samuel. Opaca anche la prestazione dell'ex di lusso, Ibrahimovic, per lo svedese non c'è nulla da fare, solo tiri dalla distanza come per Alves, poco dopo ci prova anche Touré, ma calcia sugli spalti, e Pedro fuori dallo specchio della porta. Guardiola tenta il tutto per tutto inserendo Krkic e Jeffrén per Ibra e Busquets, anche se il catenaccio resiste sino all'84esimo, quando Piqué, finta su Cordoba, si gira e calcia a rete trovando il vantaggio. Negli ultimi dieci minuti (90+4) i nerazzurri resistono e staccano il biglietto per la finale di Madrid. A nulla sono servite le dichiarazioni, o provocazioni, se non ad alimentare maggiormente la consapevolezza, che la squadra più temuta era ed è l'Inter che nelle due gare ha saputo dimostrare come si fa a superare gli ostacoli, ignorando l'arroganza di chi aveva annunciato di "voler far rimpiangere l'essere un calciatore professionista".
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